Guy Berryman, Jonny Buckland, Will Champion e Chris Martin hanno dato alla luce il loro terzo album; X&Y è un lavoro godibile, non c’è niente da dire. L’ avvolgente trama compositiva è elegantemente costruita, i suoni sono vellutati, la voce di Chris Martin è ammaliante.
Ma è proprio quando ci aspettiamo che il tutto si evolva e crei l’attimo indimenticabile ,che ci accorgiamo come i Coldplay siano diventati monotoni, prevedibili…estremamente prevedibili.
X&Y è un lavoro quasi noioso, che certamente risolverà molti dei problemi della Emi, ma che allo stesso tempo ricorderemo forse per la sua inconsistenza. Niente a che fare con lo splendido Parachutes, loro album d’esordio; ma certo avremo modo di ascoltare qualche momento di X&Y come sottofondo di una possibile pubblicità di telefonia mobile.
La band britannica è caduta nell’anonimato della notorietà e tante riviste specializzate e non sprecheranno le fatidiche cinque stelle.
X&Y è un disco così accuratamente confezionato da risultare quasi di plastica,noioso e irritante nella sua prevedibilità.
Certo, scalerà pure le classifiche mondiali, ma non è questo che alla fine lo farà ricordare nel tempo.
Definitivamente Coldplay non è un nome che appartiene più alla nostra immaginazione evocativa, ma soltanto un sogno rimasto tale, sfumato in una assolutamente debole capacità espressiva.
X&Y, è un lavoro per niente spontaneo, vuoto, che predilige, riuscendo in modo egregio, solo la forma estetica.
La mancanza di contenuti e idee lo rende piatto, ed anche l’importanza che deve essere attribuita al buon gusto con il quale è stato prodotto, passa in secondo piano.
Coldplay sarà in ogni caso il gruppo dell’estate…ma solo di un’estate.
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Natale Biondo